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Uno coi capelli bianchi 3 atti e 2 finali
Trama dell’opera: La vicenda delle discordie e dei veleni seminate ad arte da Giambattista Grossi, in famiglia, sul lavoro e tra amici, sempre protetto dalla venerabilità dei suoi capelli bianchi. Storia dell’opera: La commedia fu rappresentata per la prima volta al Teatro Quirino di Roma il 26 gennaio 1938, pur essendo stata scritta nel '35. Eduardo interpretava Battista, Peppino era Giuliano mentre la moglie di Battista, Teresa, era interpretata da Titina. Il pubblico la apprezzò ma non mancarono le polemiche tra coloro che si schieravano a favore dell’uno e dell’altro protagonista, tanto che alla terza rappresentazione Eduardo scrisse un secondo finale. Da allora si continuò a rappresentare la commedia con entrambi i finali. Commenti del pubblico: [Leggi] Foto dello spettacolo: [Guarda] Riflessione:
Cicerone scrisse l’elogio della vecchiaia (“De
Senectute”).
Questi tre atti di Eduardo potrebbero invece essere titolati “Vituperio della
vecchiaia”, di una certa vecchiaia. Il
protagonista della vicenda infatti sembra soffrire l’uscita di scena, fa
fatica a cedere il passo e, se a parole accetta di fare largo ai giovani, nella
realtà li contrasta, li sabota, li boicotta, li deride. Lui
stesso sembra non esserne consapevole, non riesce a scorgere i reali motivi del
suo agire, eppure sempre più caparbiamente continua a coltivare la zizzania nel
campo della famiglia, degli affari, delle amicizie. Forse
è invidioso della gioventù che tenta di emergere, delle famiglie affiatate,
della rispettabilità e delle fortune altrui, ed usa il suo credito per
screditare, il suo apparire per celare il suo non essere, la sua veneranda età
per allontanare da sé ogni sospetto, sempre pronto a ribaltare le accuse o a
rischiare umilianti dietro-front. E’
questo il suo complesso: il lacerante percepirsi meno degli altri, che lo induce
a dir male, per apparir migliore. Ma
il bersaglio di Eduardo non è la vecchiaia in quanto tale, ma la maschera
dietro cui ci si nasconde per seminare discordia anziché saggezza, maldicenza
anziché benevolenza. Questo
personaggio documenta la vocazione di Eduardo a smascherare la menzogna, proprio
quando assume i suoi aspetti più ingannevoli, tra i quali è appunto da
includere la canizie che ispira di per sé riverenza. Ma
quanti Battista Grossi si nascondono dietro altre e ben più subdole maschere
per dir male del prossimo, per squalificare le felicità altrui, per diffondere
calunnie e divisioni, illudendosi che infangando gli altri, si possa accrescere
il proprio merito? |
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Aggiornamento del 22/01/2010
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