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Uno coi capelli bianchi

3 atti e 2 finali 
di Eduardo De Filippo

Giambattista Grossi, ricco industriale Raffaele Iovine
Teresa, sua moglie Ilaria Salvemini
Giuseppina, loro figlia Michela Corcione
Giuliano Grimaldi, marito di Giuseppina Luigi Intartaglia
Margherita, cameriera di casa Grossi Antonella Sabia
D'Attilio, avvocato Vincenzo Scotto di Fasano
Bianca, nipote dei signori Grossi Grazia Esposito
Francesco Zanone, dottore, suo marito Dario Savoia
Lorenzo Fondini, commendatore Nicola Scottodi Vettimo
Pauselli, barone Salvatore Scotto di Rinaldi

Trama dell’opera: La vicenda delle discordie e dei veleni seminate ad arte da Giambattista Grossi, in famiglia, sul lavoro e tra amici, sempre protetto dalla venerabilità dei suoi capelli bianchi.

Storia dell’opera: La commedia fu rappresentata per la prima volta al Teatro Quirino di Roma il 26 gennaio 1938, pur essendo stata scritta nel '35. Eduardo interpretava Battista, Peppino era Giuliano mentre la moglie di Battista, Teresa, era interpretata da Titina. Il pubblico la apprezzò ma non mancarono le polemiche tra coloro che si schieravano a favore dell’uno e dell’altro protagonista, tanto che alla terza rappresentazione Eduardo scrisse un secondo finale. Da allora si continuò a rappresentare la commedia con entrambi i finali.

Commenti del pubblico: [Leggi]

Foto dello spettacolo: [Guarda]

Riflessione: Cicerone scrisse l’elogio della vecchiaia (“De Senectute”). Questi tre atti di Eduardo potrebbero invece essere titolati “Vituperio della vecchiaia”, di una certa vecchiaia.

Il protagonista della vicenda infatti sembra soffrire l’uscita di scena, fa fatica a cedere il passo e, se a parole accetta di fare largo ai giovani, nella realtà li contrasta, li sabota, li boicotta, li deride.

Lui stesso sembra non esserne consapevole, non riesce a scorgere i reali motivi del suo agire, eppure sempre più caparbiamente continua a coltivare la zizzania nel campo della famiglia, degli affari, delle amicizie.

Forse è invidioso della gioventù che tenta di emergere, delle famiglie affiatate, della rispettabilità e delle fortune altrui, ed usa il suo credito per screditare, il suo apparire per celare il suo non essere, la sua veneranda età per allontanare da sé ogni sospetto, sempre pronto a ribaltare le accuse o a rischiare umilianti dietro-front.

E’ questo il suo complesso: il lacerante percepirsi meno degli altri, che lo induce a dir male, per apparir migliore.

Ma il bersaglio di Eduardo non è la vecchiaia in quanto tale, ma la maschera dietro cui ci si nasconde per seminare discordia anziché saggezza, maldicenza anziché benevolenza.

Questo personaggio documenta la vocazione di Eduardo a smascherare la menzogna, proprio quando assume i suoi aspetti più ingannevoli, tra i quali è appunto da includere la canizie che ispira di per sé riverenza.

Ma quanti Battista Grossi si nascondono dietro altre e ben più subdole maschere per dir male del prossimo, per squalificare le felicità altrui, per diffondere calunnie e divisioni, illudendosi che infangando gli altri, si possa accrescere il proprio merito?

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Aggiornamento del 22/01/2010
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